
La vecchia Riudebitlles, nata nella Sierra de Ancosa con il nome del torrente Mediona, arriva a Sant Sadurní dopo un lungo viaggio di ancoraggi, insenature e mulini. All'interno del territorio comunale disegna solo 1,8 km, ma questi metri sono decisivi: qui il suo flusso si unisce all'Anoia e culmina in una storia che inizia nel X secolo, quando le pergamene lo citano come rivus di Birlas o Berilas.
Con un regime permanente —110-130 l/s a Torrelavit—, il fiume alimentò la prima industrializzazione della carta del Penedès. Il mulino di Aixertell, i cassetti del pozzo di ghiaccio di Can Romeu dels Borrulls o la vicina colonia di Pons hanno sfruttato la forza dello specchio d'acqua. Quell'eredità vive nelle chiuse e nei canali che ancora attraversano la foresta lungo il fiume.
L'ecosistema è fragile ma intenso. Gli Alberedes dominano la valle, con il pioppo come re indiscusso accompagnato da pioppi e frassini. Dove la pressione dell'uomo ha aperto delle radure, la canna americana guadagna terreno e il sottobosco si infittisce di erica, vinca e roldor. Di tanto in tanto viene eretta una quercia monumentale o una quercia, che ricorda l'antico querceto mediterraneo.
Nonostante la bellezza, la mancanza di campagne di pulizia lascia tronchi morti e plastica squallida; tuttavia, anatre dal collo verde e uccelli azzurri vi trovano cibo e le ombre fredde invitano a fare una passeggiata. Il fiume è di proprietà pubblica (Agenzia catalana dell'acqua) e l'accesso è gratuito, parzialmente integrato nel Camí del Riu, recentemente segnalato.
Il toponimo Riudebitlles, carico di leggende, è stato tramandato dalle genti che ne hanno coltivato i bordi. I Sadurninani lo identificano come luogo di svago e come indicatore climatico: quando il fiume canta forte, significa che il Penedès è bagnato e il vigneto te ne sarà grato. Conoscerlo significa capire il legame tra acqua, industria e agricoltura che ha definito la valle.