Proprio nell'atrio delle Grotte Blancher, fondate nel 1955, il visitatore viene accolto da un museo della memoria industriale inaugurato per commemorare il 40° anniversario della cantina. Su un pavimento a mosaico idraulico perfettamente conservato, sono esposti sessanta pezzi che illustrano l'evoluzione tecnologica del cava durante la seconda metà del XX secolo: piccole presse manuali, trampolini di lancio, tappatrici, lavabottiglie e sofisticate etichettatrici automatiche che già negli anni ottanta garantivano la regolarità del prodotto.
La storia museografica continua con una serie di bilance di precisione, caraffe di vetro verdastro e la prima attrezzatura da laboratorio che utilizzava la casa per controllare la seconda fermentazione. Le pareti, imbiancate a calce e con piastrelle sanitarie originali, fungono da supporto per il materiale pubblicitario d'epoca: lastre di spumante, manifesti modernisti, striscioni turistici, oblò serigrafati e vetri che evocano le campagne che hanno reso popolare il marchio negli anni '70.
Un'altra area comprende quaranta fotografie in bianco e nero, datate tra il 1955 e il 1960, in cui si vede la famiglia Capdevila-Blancher sollevare la cantina sotterranea pietra dopo pietra. Le immagini documentano lo spostamento del terreno con i carri, la costruzione di archi di lavoro visibili e il posizionamento dei primi banchi per la rimozione manuale.
La grande singolarità della collezione, tuttavia, è la sezione dedicata a Radio VICA: settantacinque apparecchi in legno e bachelite — radio, grammofoni e primi televisori — prodotti dall'azienda che il Patriarca Vicens Capdevila fondò nel 1930. Questa incursione nell'elettronica di famiglia si collega alla volontà di innovare che segnerà anche la traiettoria della vinificazione.
Storicamente, la musealizzazione rende visibile l'impegno di Antonio Capdevila Pujol e Teresa Blancher per unire tradizione e modernità. La prima gamma commerciale (1959-1961) stabilì uno stile elegante che ancora oggi definisce i cavas della casa. Il museo, aperto al pubblico dal 1995, rafforza l'esperienza enoturistica completando la degustazione con un viaggio sensoriale nel passato.
Il tour, completamente accessibile, termina in un vecchio magazzino dove vengono proiettate opere audiovisive su degorge e blending e dove sono esposti i premi ottenuti in concorsi internazionali. Ogni pezzo è documentato con schede esaustive che specificano l'anno di produzione, l'origine e la funzione, rendendo il museo un centro di consultazione per i ricercatori del patrimonio industriale del vino.
Pertanto, la Collezione Blancher non è solo una vetrina di macchinari; è un racconto corale di imprenditoria familiare, progettazione grafica e memoria sonora che spiega perché Sant Sadurní è sinonimo di cava e innovazione.