Tra vigneti e pini, alla periferia della città, sorge l'enigmatico complesso di Can Ferrer del Mas, un eccezionale esempio di eclettismo catalano per la sua risoluta dedizione alla lingua neomoresca. L'edificio, costruito sull'antica casa colonica che appare già documentata nel 1657, fu trasformato alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX in un autentico palazzo orientalizzante. La tradizione popolare ha attribuito l'iniziativa all'avventuriero e spia Domènec Badia i Leblich, il famoso Ali-Bey; sebbene la cronologia non corrisponda del tutto alla sua biografia (1766-1818), la leggenda continua ad alimentare il mistero.
La recinzione perimetrale - ora parzialmente crollata - è un primo avanzamento di ciò che troveremo all'interno: torri cilindriche coronate da merli che fiancheggiano i due accessi principali, ciascuno risolto con un arco ogivale a ferro di cavallo di notevoli dimensioni. Una volta all'interno, il gioiello è il chiostro: due ali di cinque arcate e due di sei, sovrapposte al piano terra e al pavimento, tutte disegnate con archi a ferro di cavallo sostenuti da colonne cilindriche. Al piano inferiore ci sono ancora i tini per il vino, a ricordo di un passato produttivo come azienda vinicola.
La fabbrica è costituita essenzialmente da mattoni, facciate imbiancate a calce e resti di intonaco che notano fregi e modanature. Le volte in mattoni piatti spinati, una soluzione costruttiva molto locale, appaiono su portici e spazi di servizio. All'insieme si aggiunsero portici laterali, una cappella (datata 1925), una fontana (1924) e persino un bosco privato che formava un ambiente pittoresco progettato per il tempo libero e la rappresentazione sociale.
Dopo decenni di abbandono, il Consiglio Comunale, attuale proprietario, ha avviato nel 2010 una prima fase di riabilitazione incentrata sulla ricostruzione della facciata storica e della torre angolare. Nonostante l'intervento, molte strutture ausiliarie hanno dovuto essere demolite per motivi di sicurezza, quindi il tutto è ancora in uno stato fragile, elencato come BCIL 1671-I e in attesa di ulteriori fasi di restauro per riportarlo al suo splendore.
La visita al sito non è consentita, ma il profilo di Can Ferrer del Mas, con i suoi merlet e gli archi a ferro di cavallo che emergono tra i pini, continua a catturare l'immaginazione di vicini e visitatori. Più che un edificio, costituisce un raro nonno nella storia dell'architettura neo-moresca europea, una testimonianza del fascino orientalista che permeava la società catalana alla fine del secolo.