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Can Catassus

Sant Sadurní d'Anoia

Casa colonica monumentale del XVI secolo appartenuta alla famiglia Catassús, organizzata attorno a un cortile chiuso e presieduta da una galleria di otto archi semicircolari. Il portale Escarser, le cantine con volte catalane e i portici agricoli testimoniano la sua lunga vocazione alla vinificazione e l'origine dell'omonimo quartiere.
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Ai piedi della strada che dà il nome al quartiere di Can Catassús si trova questa imponente casa colonica, un vero nucleo originario del quartiere. Nonostante la crescita urbana che lo circonda, il complesso mantiene il carattere rurale e la forte sagoma delle grandi case contadine del Penedès, richiamando la vocazione vinicola di un territorio che ancora oggi si affaccia sui vigneti.
La costruzione si concentra su un corpo principale rettangolare che, combinato con portici perpendicolari e piccoli annessi, forma un cortile chiuso ben definito. Il portale di accesso, al piano terra, è sicuramente il pezzo più antico: un arco più raro con grandi code di rondine, rami in pietra ben scolpiti e due sputacchietti difensivi che rivelano un passato non privo di pericoli. Sopra di esso corre una galleria di otto archi semicircolari al primo piano, sostenuti da lesene con imposte modanate e protetti da una ringhiera scorrevole in ferro. Nell'attico si trovava una seconda lanterna ad arco, rimossa nel 1965 quando fu riformato il tetto a falda unica. I portici del cortile, risolti con archi ribassati, e le facciate con alcune aperture originali richiamano il giusto connubio tra funzionalità agricola e volontà rappresentativa.
L'interno conserva spazi oggi abitati che in altri tempi erano cantine e stabilimenti di produzione. Particolarmente degno di nota è il tetto della cantina, coperto con volta catalana, così come la profusione di grandi giare e attrezzi agricoli ancora integrati nel discorso domestico. Tra gli annessi, vecchie tazze e damigelle testimoniano l'intensa attività vinicola che si è svolta fino alla seconda metà del XX secolo.
La tradizione orale colloca l'origine della tenuta nel 1540. Conosciamo, tuttavia, tappe più precise: nel 1828 la pubilla Mariagna Catassús si unì in matrimonio con Miquel Poch Palet, garantendo la continuità ereditaria della famiglia. Nel 1859 è documentata la costruzione della galleria porticata, elemento di insolita eleganza in una casa rurale. Sette anni dopo, nel 1866, furono intraprese riforme interne che modernizzarono la struttura senza alterare l'essenza gotica popolare. Il catasto include una riforma globale nel 1965 che ha rimosso la galleria della soffitta, adattando la casa a nuovi usi residenziali.
Il complesso ha il numero di inventario IPAC 33110 e, nonostante non sia legalmente protetto, è considerato dalla comunità locale un patrimonio di prim'ordine. I vicini dicono che i Rabassaires si stabilirono intorno alla casa colonica nel XIX secolo, creando l'omonimo quartiere. Oggi, di proprietà privata e ad uso residenziale-produttivo, non è visitabile, ma il suo profilo in pietra e mattoni spicca tra i vigneti come memoria vivente dei contadini di Peñesa.
Quindi, Can Catassús è molto più di una fattoria: è radici, memoria e paesaggio. Ogni angolo, ogni porticato, ogni angolo del cortile parla di una saga familiare e di un villaggio che, tra viti e botti, è riuscito a trasformare la terra in un patrimonio vivente, orgoglioso di tramandarne la testimonianza alle nuove generazioni.


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